ROMA ACCOGLIE IL TDOV: TRANSGENDER DAY OF VISIBILITY 2025 TRA MEMORIA, ARTE E ORGOGLIO
Nel cuore del quartiere Alessandrino, la Giornata della Visibilità Trans si trasforma in un incontro collettivo di parole, colori e resistenza.
Raccontiamo una giornata partecipata e intensa, tra laboratori, testimonianze e riferimenti storici che uniscono le battaglie trans a quelle per la giustizia globale.
Il 29 marzo 2025 si è svolta a Roma la Transgender Day of Visibility (TDOV), una giornata internazionale dedicata alla visibilità delle persone trans, intersex e non binarie. Inizialmente prevista al Parco Sangalli di Torpignattara, a causa del maltempo l’iniziativa è stata ospitata presso il CIP Alessandrino – Centro di Iniziativa Popolare, in via delle Ciliegie 42.
Abbiamo partecipato per documentare una giornata che è andata ben oltre il semplice calendario: è stata una celebrazione autentica di identità, lotte e speranze.
Víctor Jara
Siamo orgogliosi di vedere che la città di Roma ospita eventi come questo, capaci di sensibilizzare sulla realtà trans in tutte le sue forme. Il termine “trans” è infatti una parola ombrello, usata per indicare tutte le identità di genere che non coincidono con il genere assegnato alla nascita. Dentro questa definizione rientrano, ad esempio, donne e uomini trans, persone non binarie, genderqueer, genderfluid, agender e altre espressioni che sfidano la rigidità del sistema binario. È un termine che abbraccia la diversità, e proprio per questo è così importante renderlo visibile e rispettato.
Poesia palestinese “Ounadikom” (Vi chiamo tutty)
L’atmosfera al CIP era accogliente e serena. Gruppi di persone sedevano insieme, chi all’esterno e chi all’interno, dando vita a un ambiente vivo, colorato e collettivo. C’era chi disegnava, chi creava cartelloni con frasi poetiche e slogan potenti, chi si confrontava in cerchi di parola o chi semplicemente condivideva un sorriso. La partecipazione era trasversale, intergenerazionale, e piena di rispetto.
Uno dei cartelloni esposti riportava il testo della poesia palestinese “Ounadikom” (Vi chiamo tutty): “Vi do la luce dei miei occhi come regalo, e il calore del mio cuore… Ho portato il mio sangue sulle mani e non ho abbassato le bandiere.” Una presenza che ricordava come la lotta per i diritti trans si intrecci spesso con altre lotte per la dignità, per la giustizia, per la memoria.
Un altro angolo era dedicato alla figura di Víctor Jara, artista cileno assassinato dalla dittatura, simbolo della resistenza e della potenza della voce che canta la libertà. La sua biografia, esposta su una parete, ricordava quanto l’arte e l’attivismo possano intrecciarsi fino a diventare inseparabili.
Non mancavano i riferimenti alla storia del movimento LGBTQIA+, come l’intensa illustrazione di Marsha P. Johnson, pioniera del movimento per i diritti delle persone trans e figura iconica della rivolta di Stonewall.
Marsha P. Johnson
L’ambiente era anche ricco di stimoli culturali: libri, immagini, frasi da leggere e portare con sé. Un vero spazio di apprendimento e scambio. Una giornata tiepida e gentile, come solo Roma sa offrire a primavera, ha incorniciato queste ore piene di significato.
Le attività si sono susseguite dal pranzo sociale delle 13 fino al tramonto, con laboratori, momenti di parola collettiva e performance musicali. Nessun tono celebrativo fine a se stesso, ma un’energia profonda, autentica, che ha fatto emergere con forza quanto la visibilità sia una forma di resistenza, ma anche di amore.